Quando la lingua diventa ponte: i laboratori di Translanguaging nelle scuole padovane
Numeri, storie e un cambiamento che trascende il laboratorio. Il bilancio del primo anno del progetto “Nuove Generazioni” racconta di una scuola che impara a guardare la pluralità con occhi nuovi — e di come le mediatrici e i mediatori linguistico-culturali rendano possibile questa trasformazione.
Tra la fine di gennaio e maggio 2026, nelle aule di due Istituti Comprensivi di Padova, è accaduto qualcosa di raro. Le bambine e i bambini con background migratorio non sono stati invitati a mettere da parte la propria lingua per imparare l’italiano: sono stati invitati a portarla in classe, a condividerla, a usarla come strumento di conoscenza. Il wolof, lo yoruba, il bengalese, il rumeno, il mandarino, il russo — lingue che abitano già ogni giorno quelle classi nell’invisibilità — sono diventate, per qualche ora, le protagoniste.
È questo il cuore del Translanguaging: un approccio pedagogico che riconosce il plurilinguismo non come un ostacolo da superare, ma come una competenza da valorizzare. E che, nelle mani delle mediatrici e dei mediatori culturali di Orizzonti, ha mostrato tutto il suo potenziale.
I laboratori sono stati realizzati nell’ambito del progetto “Nuove Generazioni – giovani protagonisti di una società coesa”, finanziato dal bando InclusiON della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Orizzonti ha partecipato in qualità di partner, insieme ad Amici dei Popoli ODV (ente capofila), ENAIP Veneto, La Bottega dei Ragazzi e Polisportiva San Precario.
Il progetto in numeri
I risultati del primo anno parlano chiaro. Sono stati condotti 61 incontri da 2 ore ciascuno coprendo diversi plessi di scuola primaria coinvolti. In totale, 1.111 bambine e bambini hanno partecipato ai laboratori, di cui 928 con background migratorio — circa l’84% delle partecipanti e dei partecipanti.
Sette mediatrici e mediatori di Orizzonti hanno condotto i laboratori portando in classe le loro lingue: wolof, yoruba, inglese nigeriano, bengalese, rumeno, russo, mandarino. Non interpreti, non traduttrici e traduttori: portatrici e portatori autentici di una biografia plurilingue e pluriculturale, capaci di dare voce a ciò che normalmente resta fuori dalla porta della scuola.
Ogni laboratorio si è articolato come un percorso partecipativo: riflessione guidata sull’identità culturale, lettura condivisa di albi illustrati che mettevano al centro esperienze e lingue del Sud del mondo — come This Is How We Do It, Ada Maty, All’ombra del Baobab — attività in piccoli gruppi, canto con strumenti tradizionali africani, autoritratti linguistici. Momenti semplici, ma capaci di aprire spazi inattesi.
Perché l’elemento davvero trasformativo non era il contenuto in sé, ma la presenza della mediatrice o del mediatore: una figura adulta, autorevole, che parlava lingue diverse dall’italiano senza imbarazzo, anzi con orgoglio. Un modello che molte bambine e molti bambini con background migratorio forse non avevano mai incontrato prima dentro una scuola.
Le bambine e i bambini con background linguistico diverso dall’italiano hanno potuto, spesso per la prima volta in un contesto scolastico, assumere il ruolo di esperte ed esperti. Sono stati loro a insegnare parole, a spiegare significati, a condividere storie. E le compagne e i compagni italofoni li hanno ascoltati con curiosità genuina.
Cosa è successo dentro le classi
La relazione intermedia di valutazione del progetto raccoglie un episodio che vale più di molti dati. Un’insegnante di classe quinta, al termine del laboratorio, ha ringraziato le sue alunne e i suoi alunni per aver condiviso le proprie esperienze in modo così generoso, ammettendo che — pur arrivando quasi alla fine del ciclo con quella classe — aveva appena imparato cose su di loro e sulle loro culture che non sapeva.
Il laboratorio ha aperto una finestra che nessun programma scolastico aveva previsto.
Questo è il cambiamento che i laboratori di Translanguaging producono: non solo nelle bambine e nei bambini, ma anche nelle insegnanti e negli insegnanti. Tanto che numerose docenti e numerosi docenti, dopo i laboratori, hanno contattato Orizzonti per chiedere materiali, indicazioni, strumenti — per continuare. Un effetto di disseminazione spontanea che suggerisce qualcosa di più profondo: quando una scuola vede la pluralità all’opera, non vuole smettere di guardarla.
Il valore della mediazione
I laboratori di Translanguaging confermano una convinzione che guida il lavoro di Orizzonti da anni: la mediazione linguistico-culturale non è un servizio accessorio, un’aggiunta per gestire l’emergenza. È una risorsa strutturale per costruire contesti educativi davvero inclusivi.
La mediatrice o il mediatore che entra in classe portando con sé lo yoruba o il wolof, il cinese, il bengalese, il rumeno o di altre lingue presenti nelle biografie delle alunne e degli alunni, non sta semplicemente facilitando la comunicazione. Sta dicendo a ogni bambina e bambino con background migratorio: la tua lingua vale, la tua cultura conta, tu sei una risorsa per questo gruppo. E sta dicendo a tutta la classe: il mondo è più grande di ciò che conoscete, e dentro questa stanza c’è già moltissimo da scoprire.
È questo il valore che solo chi ha vissuto in prima persona la pluralità linguistica e culturale sa portare in un’aula. Non si insegna nei libri. Si porta con sé. Ed è per questo che la presenza delle mediatrici e dei mediatori non è un elemento opzionale di questo progetto: è il suo cuore.
Il primo anno ha mostrato anche i limiti strutturali dell’intervento: un singolo incontro per classe non è sufficiente a generare un cambiamento duraturo. Il Translanguaging funziona quando diventa pratica quotidiana, non evento straordinario. Per questo, già dal prossimo anno scolastico, Orizzonti lavorerà per avviare le attività fin dall’inizio dell’anno, estenderle alle scuole secondarie di primo grado e ampliare il repertorio di materiali didattici.
Il lavoro continua. Perché ogni lingua, in classe, non dovrebbe mai essere uno spazio vuoto. Dovrebbe essere una finestra aperta.
Il progetto Traslanguaging è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell'ambito del bando Inclusion.

