PROGETTO FAMI SOAVE: Racconti dal progetto "Identità nelle scuole"
Con oltre 300 studenti/esse partecipanti, l’iniziativa conferma l’impatto positivo dell’esperienza: studenti/esse e docenti hanno evidenziato una più profonda riflessione sulla propria appartenenza culturale, una maggiore apertura verso le culture altrui e un miglioramento del clima relazionale all’interno delle classi.
Il Progetto Identità è un laboratorio scolastico in 8 incontri volto a promuovere lo sviluppo dell’identità culturale, il benessere psicologico e le relazioni positive tra alunni/e di differenti culture ed origini. Gli incontri si svolgono in classe, durante l’orario di lezione, e hanno durata di circa un’ora ciascuno.
L’adolescenza è un periodo fondamentale per la formazione dell’identità, inclusa l’identità culturale, cioè quella parte della nostra identità che ci deriva dal senso di appartenenza ad una o più culture. Le attività e le tematiche trattate nel laboratorio permettono agli/alle studenti/esse di approfondire le pratiche e tradizioni proprie della loro cultura d’origine, così come di entrare in contatto con le culture dei/delle compagni/e di classe, per poter affermare “chi sono” o “chi non sono” con maggiore consapevolezza e andando oltre stereotipi e pregiudizi. I principi alla base del Progetto Identità sono ascolto, rispetto, partecipazione attiva, condivisione ed impegno nel tenere la “mente aperta” verso pensieri e sensazioni che emergono nel corso degli incontri.
Identità che si incontrano: numeri, voci e trasformazioni del Progetto Identità 2025–2026
Nel corso delll’a.s. 2025-2026, hanno partecipato al Progetto Identità 305 studenti/esse di 2 istituti superiori della provincia di Venezia, per un totale di 18 classi tra prime e seconde. Più della metà degli studenti/esse aveva un background multiculturale, cioè erano nati/e in Italia o all’estero da almeno un genitore nato all’estero. Sono stati riportati oltre 30 paesi d’origine, di cui i più frequenti erano Albania, Bangladesh, Macedonia, e Moldavia.
In base ai questionari di gradimento compilati alla fine degli incontri, la grande maggioranza (82%) degli studenti/esse si è dichiarato/a soddisfatto/a del progetto e al 62% degli studenti/esse è piaciuto molto o moltissimo prendere parte al suo svolgimento. L’85% lo consiglierebbe ad un amico/a, l’86% afferma di aver imparato qualcosa di nuovo sui compagni e sulle loro culture, e il 64% di aver imparato qualcosa di nuovo su di sé e sulla propria cultura. I feedback degli studenti/esse rispecchiano anche i dati quantitativi raccolti dal team di ricerca del DPSS: il laboratorio, infatti, risulta efficace nel favorire l’esplorazione della propria identità culturale, con un aumento statisticamente significativo da prima a dopo gli incontri soltanto nel gruppo di intervento (i.e., classi che avevano partecipato agli incontri nel primo quadrimestre).
Anche i focus group realizzati al termine dei laboratori confermano il valore dell’esperienza. Docenti e studenti/esse hanno evidenziato una partecipazione attiva delle classi e un miglioramento delle relazioni tra compagni/e, soprattutto nei contesti più multiculturali. I docenti hanno ulteriormente valorizzato i contenuti proposti, integrandoli con alcuni approfondimenti durante le ore curricolari.
Le parole di chi c'era
Molte testimonianze raccontano come il progetto abbia aiutato i/le partecipanti a riflettere sulla propria identità culturale con maggiore consapevolezza:
“io sono sempre stata affezionata alle culture dei miei amici. Da 4 anni sono cresciuta con amici di altre culture. Alla mia però personalmente non sono mai stata tanto legata, e questa è stata un’opportunità per rifletterci di più, mi sono legata alla mia cultura”
“ho scoperto cose nuove, ci ho riflettuto di più sulla mia cultura rispetto al solito”
“ho iniziato a pensare di più alla cultura italiana e del fatto che adesso crescerò qui, una possibilità per accogliere questa cultura”
“facendo le attività mi è successa la stessa cosa, mi sono resa conto che appartenevo anche ad un’altra cultura e non c’avevo mai pensato prima”
Quando la classe diventa comunità
I laboratori hanno inoltre favorito nuove relazioni e una maggiore apertura verso le culture altrui:
“all’inizio tendevo a passare più tempo, a includere di più quelli della mia cultura. Invece anche un po’ con questo progetto mi sono resa conto che le culture non definiscono una persona, sono solo una caratteristica, e quindi anche se una persona non fa parte della tua cultura non è per forza diversa da te o se è diversa è una cosa positiva, perché se fossimo tutti uguali non ci sarebbe divertimento! Ho imparato di non pensare solo alla mia cultura, ma anche quella degli altri”
“io mi sono trovata ad essere molto più interessata alle culture degli altri invece che alla mia, perché sento che quando mi rapporto a persone di altre culture, anche se io ho un bagaglio culturale variegato, ho sempre paura di offendere o far stare male la persona di un’altra cultura. Quindi trovo che sia molto interessante che tutti sappiano un po’ di altre culture, anche per evitare questi fraintendimenti”
“da una parte è stata una scusa per iniziare a parlare, sia col proprio compagno di banco, sia con la classe in generale, e un modo per iniziare a conoscersi”
“molto utile, a noi è servito tanto, soprattutto inizialmente perché, non conoscendosi, eravamo più per fare amicizia con quelli della nostra cultura che con le persone di altre culture. Però dopo gli incontri ci siamo avvicinati anche a loro e penso abbia fatto piacere anche a loro, si è proprio visto e se non avessimo fatto gli incontri, se le persone di altre culture non vengono accolte già in prima poi va avanti gli anni successivi, non so se si sarebbero potute integrare”
“per me sì è servito perché ci siamo conosciuti meglio e durante il progetto ho iniziato a legare con persone con cui prima non parlavo”
